La risonanza magnetica – nota anche con la sigla RM – viene spesso confusa con la radiografia – identificata con le lettere RX. Nonostante possano sembrare molto simili, tuttavia questi due termini identificano esami diagnostici profondamente differenti non solo nelle modalità di esecuzione, ma anche nel tipo di informazioni che possono fornire. Scopriamole insieme nel dettaglio.

RM, che cosa significa

La risonanza magnetica basa il proprio funzionamento sull’emissione di campi magnetici in cui il segnale di densità viene trasmesso dal nucleo atomico dell’elemento esaminato.

Per questo le informazioni che possono essere restituire da questo genere di diagnostica per immagini consentono di distinguere le tipologie di tessuti esaminati (differenziando tra scheletro, organi interni e articolazioni).

La parte del corpo che deve essere analizzata viene usualmente rappresentata su tre piani differenti: sagittale, coronale e assiale. Grazie a questa pluralità di inclinazioni, le immagini che vengono prodotte tramite risonanza magnetica sono molto dettagliate e definite: per questo, vengono impiegate sostanzialmente per indagare lo stato di salute degli organi interni.

Nonostante sia un esame clinico che si rivela spesso fondamentale nella formulazione di una corretta diagnosi, non tutti i pazienti possono sottoporsi ad esso: in particolare, a causa dei campi magnetici, è fortemente sconsigliato a chi ha un pacemaker o clip vascolari.

RX, che cos’è la radiografia

La radiografia è un esame radiologico che basa la propria efficacia sull’uso di radiazioni elettromagnetiche di tipo X (da cui appunto il nome RX). Analogamente alla risonanza magnetica, si tratta di un esame non invasivo che non richiede una particolare preparazione da parte del paziente.

A questo viene richiesto unicamente di indossare un camice e una protezione da apporre intorno alla zona genitale; a questo punto è sufficiente avvicinarsi ad una lastra verticale – un sistema fotosensibile – e cercare di rimanere più fermi possibili. Infatti, durante la radiografia, i raggi X attraversando il corpo perdono di intensità e compongono l’immagine sulla lastra alla quale il paziente è appoggiato; a questo punto i dati vengono elaborati e sono pronti per il referto.

La radiografia viene prescritta per poter indagare lo stato di salute delle ossa; ad esempio, a seguito di una frattura, l’ortopedico potrebbe richiedere una lastra di controllo al fine di poter verificare che le ossa si siano correttamente saldate; in alternativa – nel più classico dei casi – viene eseguita proprio per accertare lussazioni e fratture.

Tuttavia, il campo d’azione della radiografia non deve essere limitato all’apparato scheletrico, ma coinvolge anche gli organi addominali che possono essere analizzati tramite il mezzo di contrasto. In questa evenienza la preparazione del paziente è più lunga, in quanto viene richiesto di assumere per via orale una soluzione di solfato di bario che consente l’analisi di esofago e stomaco.

In conclusione è possibile sottolineare come la differenza tra risonanza magnetica e radiografia si concretizzi non solo nell’utilizzo di campi magnetici nel primo caso e di raggi ionizzanti nel secondo, ma – di conseguenza – nei contesti diagnostici in cui trovano applicazione.